Italiano: Trauma - Pius XII. Vatikan Holocaust NS-Zeit Verschiedenes

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Judenrazzia in Rom
La razzia degli ebrei da parte delle SS
il 16 ottobre 1943 a Roma
Nessun evento della storia moderna ha così colpito e sfidato il Vaticano e gli ebrei di Roma come il rastrellamento del 16 ottobre.
Davanti agli occhi di Pio XII è stata catturata e deportata a Auschwitz la veneranda Comunità ebraica.
Questo avvenimento resta fino ad oggi un trauma per entrambe le parti.

Venerdì 15 ottobre 1943, al tramonto, gli ebrei romani festeggiavano nelle loro case, secondo tradizione, l'inizio dello Shabbat. Era uno Shabbat particolare, perché era il terzo giorno della Festa delle Capanne, della durata di una settimana, dell'anno 5703 della cronologia ebraica. Un paio d'ore dopo, nulla sarebbe mai stato più come prima. Il già comprovato comandante delle SS. Theodor Dannecker e i suoi uomini vengono dispiegati e gli ebrei della città eterna catturati.

Nell'antico Ghetto di Roma vive ancora la maggior parte degli ebrei. Da secoli il presidio ebraico si trova, senza cambiamenti, nel cuore della città eterna, vicino all'Isola Tiberina. Il Ghetto si estende su diverse strade nella zona alta del Tevere, dietro il Teatro Marcello, antico teatro romano. Solamente nel 1870 vennero definitivamente abbattute le mura del quartiere ebraico. Da allora in poi, anche romani e immigranti non di origine ebraica si sono spostati in quella zona.

Di fronte alle rovine del Teatro Marcello e all'antichissimo Portico d'Ottavia si erge la sontuosa sinagoga. Quest'ultima venne costruita nel 1904 direttamente sulla riva del fiume. A due passi si trova l'Isola Tiberina e, attraversando i suoi ponti, si giunge al quartiere Trastevere. Lì vivono tradizionalmente anche molti ebrei. Il lato est del Tevere fu la prima zona di insediamento che venne loro assegnata.

Quel venerdì sera un'umile signora di Trastevere comincia a correre e a gridare per i vicoli del Ghetto. Molte famiglie hanno nelle proprie case le candele dello Shabbat accese e si radunano per la preghiera. Alcuni si affacciano alla finestra interessati. Altri si precipitano in strada, per vedere cosa sia successo. La signora viene accerchiata da curiosi. Molti la conoscono. È la signora Celeste. Molti la ritengono stravagante, un po' matta appunto e sempre alla ricerca dello scandalo.
         
La signora Celeste urla piagnucolando: “I tedeschi stanno arrivando e porteranno via molti ebrei”. A Trastevere lei è venuta a conoscenza di una lunga lista di ebrei dalla moglie di un carabiniere, presso cui lavora come governante. Tutti quelli sulla lista devono esser presi e portati via. Celeste non perse tempo. Corse immediatamente dall'altro lato del Tevere in quella piovosa sera di ottobre, per avvisare tutti.
Nessuno credette a Celeste e alla sua profezia di morte. Aveva forse dimenticato che la settimana scorsa gli ebrei erano stati riscattati con l'oro?

La signora Celeste non la smetteva di urlare piagnucolando: “Credetemi! scappate, vi dico! - supplicava la donna - Vi giuro che è la verità! Sulla testa dei miei figli!” (cit. Debenedetti)
Alla fine li avverte che si sarebbero tutti pentiti, se non fossero scappati. Non serve a niente. Celeste si rassegna, lamentandosi del fatto che loro avrebbero sicuramente creduto ad una signora ricca. Ma, poiché lei è povera, non ha niente e va in giro vestita di stracci, nessuno presta attenzione a quello che dice.

Il giornalista ebreo sopravvissuto al rastrellamento, Giacomo Debenedetti, ha fatto alcune indagini su questo piccolo episodio nell'ottobre 1944, mentre Roma veniva liberata dagli Alleati. Alcuni intervistati diedero ragione a Celeste. Ad una ricca signora avrebbero creduto tutti di sicuro. Contrariato nota Debenedetti: “Però quella sera risalirono alle loro case, si rimisero a sedere intorno alla tavola, a cenare, commentando quella storia senza sugo.”

Verso mezzanotte molte persone si riversano nuovamente per le strade e i vicoli del Ghetto. Stavano già tutti dormendo. Ma colpi d'arma isolati e il forte sbraitare degli uomini li catapultò giù dal letto. Solo pochi si avventurano alla finestra e azzardano uno sguardo. Pallottole fischiano nell'aria e si infrangono contro le pareti delle case. Sono i soldati tedeschi sbronzi? Sono le Camicie nere italiane, che si divertono a spaventare gli ebrei? Nessuno lo sa. La sparatoria non vuole finire. Talvolta aumenta d'intensità, poi diminuisce di nuovo. Solamente dopo circa tre ore ritorna definitivamente la calma.

Presto si rimette in moto la vita nel Ghetto. Molti uomini si svegliano presto, per rimediare del cibo o per accaparrarsi la razione settimanale di tabacco, che viene distribuita solo il sabato. Questi saranno i primi ad imbattersi negli uomini di Dannecker. Silenziosi e inosservati i soldati delle SS si addentravano nel Ghetto e prendevano posizioni strategiche.

A due chilometri di distanza, risalendo il Tevere, dall'altra parte del fiume, c'è il Vaticano. Papa Pio XII è presente. A causa della situazione di tensione in Italia nell'estate del 1943 non ha più lasciato il Palazzo Apostolico negli ultimi mesi.

Come d'abitudine Pio era andato a letto molto tardi quella sera. Solo verso le due spense la luce. Quando, dopo mezzanotte, era ancora seduto alla scrivania, ha potuto sentire gli spari provenienti dall'altro lato del Tevere. La finestra del suo studio al piano superiore del Palazzo Apostolico affaccia proprio sul Ghetto ebraico. Pio non aveva nessun motivo per essere agitato. Ci sono state sempre più spesso piccole scaramucce notturne nelle settimane precedenti. Ma questa volta gli spari non volevano cessare. Finora i soldati tedeschi hanno rapidamente respinto le azioni di guerriglia dei partigiani. Perché durava così tanto quella notte?

Alle sei Papa Pio si sveglia nuovamente. Prima di tenere la messa del mattino nella cappella privata, benedice, come sempre, la sua città dalla finestra aperta. Su Roma si levano le prime luci dell'alba. Nel Ghetto e dappertutto in città è appena cominciato il rastrellamento degli ebrei. Pio poteva sentire il rumore delle camionette dirette in posti diversi.

Quella mattina del 16 ottobre Papa Pio non si immaginava ancora cosa si sarebbe preteso da lui nei tre giorni seguenti. I persecutori della morte hanno fatto irruzione nella città eterna e hanno assoggettato la comunità ebraica. Dovrebbe dunque il Papa proteggere gli ebrei della sua città apertamente? Dovrebbe intervenire nel rastrellamento, bloccare i soldati e salvare i prigionieri? Da poche settimane Hitler deteneva il potere su Roma. Ma quanto era grande? Avrebbe potuto fermare il dittatore?
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